Le due forze dietro ogni nuovo inizio
Ogni volta che iniziamo qualcosa di nuovo, credo che – a un livello molto profondo – siamo spinti da una forte curiosità verso l’ignoto e verso ciò che possiamo scoprire iniziando a esplorarlo, oppure da una sorta di sete di rivincita. Vogliamo dimostrare alle persone intorno a noi che possiamo farcela e ottenere buoni risultati.
Qualunque sia il motivo che ci spinge a muovere i primi passi – che si tratti di iniziare a imparare una nuova tecnologia, esplorare gli strumenti no-code, o semplicemente migliorare le nostre abitudini quotidiane – quella sensazione iniziale che pensiamo possa cambiare il nostro destino svanisce piuttosto in fretta rispetto al tempo che serve davvero per iniziare a vedere i risultati dei nostri sforzi. Immagino che tutti abbiamo provato qualcosa del genere almeno una volta. E non deve per forza essere qualcosa di ambizioso come avviare un’attività o cambiare carriera. Anzi, succede spesso nella vita di tutti i giorni, quando iniziamo ad andare in palestra, a fare più attenzione all’alimentazione, a dormire di più, a essere più premurosi con chi ci sta intorno…
La scintilla che svanisce e la realtà della costanza
Perché succede? Non essendo un esperto, non ho una risposta. Potrebbe semplicemente essere che le reazioni chimiche nel nostro cervello durano solo per un periodo molto breve. Inoltre, come prima priorità, il nostro cervello fa del suo meglio per proteggerci – il che non sempre coincide con ciò che è davvero meglio per noi –, e intraprendere un nuovo percorso rompendo le abitudini e uscendo dalla comfort zone è qualcosa che richiede tantissima energia. È molto stressante, soprattutto nelle primissime fasi, quando quasi tutto ciò che facciamo non è ancora diventato un’abitudine – o qualcosa a cui siamo in qualche modo abituati.
La solitudine del percorso
Camminare nella vita non è semplice come può esserlo camminare su una strada. Non abbiamo una mappa, le strade cambiano continuamente, e chiedere indicazioni agli altri il più delle volte non ci porta dove vogliamo andare, perché ognuno di noi vede un mondo diverso. Possiamo comunicare, condividere le nostre esperienze e i nostri punti di vista, ma non possiamo vedere con gli occhi di qualcun altro. Le persone sono come granelli di sabbia sulla riva del mare: sono innumerevoli e vicine, eppure tutte uniche, in qualche modo separate le une dalle altre.
Questo discorso sostiene chiaramente un’idea che personalmente non amo – forse solo perché sono umano, o forse perché non è per niente rassicurante: qualunque sia il percorso che decidiamo di intraprendere, in sostanza camminiamo da soli. Nessuno ci porterà dove vogliamo arrivare. Abbiamo la responsabilità di decidere quale direzione prendere a ogni bivio, e nessuno ricaricherà la nostra energia o alzerà la nostra motivazione. Certo, le connessioni che creiamo con le altre persone lungo la strada, l’ispirazione che ne ricaviamo e l’esperienza che costruiamo interagendo con il mondo attorno a noi possono accendere la nostra immaginazione e diventare una grande fonte di motivazione. Ma dipende tutto da noi e da come decidiamo di vedere e percepire il mondo intorno a noi.
Il potere della prospettiva personale
Tutto si riduce all’approccio individuale che decidiamo di adottare: possiamo scegliere di abbracciare le nostre paure oppure rifiutarle di continuo, combatterle e farci sconfiggere da esse; possiamo avere paura del fallimento e pensare che fallire significhi essere un perdente, oppure possiamo pensare che significhi solo che non siamo ancora abbastanza bravi e che è solo una questione di tempo. Possiamo nasconderci dietro la convinzione di non avere talento (il che è vero, la maggior parte delle volte) e rinunciare ai nostri sogni, oppure possiamo essere pazienti, costanti, e camminare al nostro ritmo per arrivare fin dove i nostri piedi ci possono portare. Non ha davvero importanza se non riusciamo a essere i migliori in ciò che facciamo.
Queste parole scorrono su questa carta digitale perché provo a ripetermele ogni singolo giorno, con il desiderio di non farmi travolgere né dalla mia ambizione né dalla sensazione di non essere mai abbastanza per me stesso.
Condividere la conoscenza per far crescere gli altri
Per questo motivo faccio del mio meglio per condividere ciò che so con le persone attorno a me, sperando che quella conoscenza si trasformi in strumenti utili capaci di accelerare il percorso degli altri. È il motivo per cui creo tutorial gratuiti, scrivo e costruisco risorse per chiunque si affacci al mondo dello sviluppo web con la voglia di imparare – perché il modo più rapido che ho trovato per rendere più leggero un percorso difficile è passare a qualcun altro la mappa che avrei voluto avere io quando ho iniziato.
Ciò che voglio costruire è uno spazio in cui le persone possano imparare e crescere al proprio ritmo: qualcosa a cui poter sempre tornare per una guida, un’ispirazione, o una nuova idea con cui alimentare ciò a cui stanno lavorando.
Continua a camminare
C’è ancora tanta strada davanti, e la percorro al mio ritmo – lo stesso che augurerei a te. Se vuoi fare il tuo primo passo ma ancora non sai da dove cominciare, non aspettare di sentirti pronto. Parti anche con la paura, parti in piccolo, parti comunque, e lascia che sia il cammino a insegnarti il resto.
Buon viaggio,
Francesco